venerdì 27 gennaio 2012

L'IMPORTANZA DEL RICORDARE.



Si celebra oggi in tutta Italia e nel resto del mondo il Giorno della Memoria dell'Olocausto, a sessantasette anni dal giorno in cui le truppe sovietiche liberarono il campo di sterminio di Auschwitz.

"Pensavo: comè strano. Cè la guerra. Ci sono campi di concentramento. Piccole barbarie si accumulano di giorno in giorno. Camminando per le strade, io so che in quella casa cè un figlio in prigione, in quell'altra un padre preso in ostaggio, o un figlio diciottenne condannato a morte. Conosco il grande dolore umano che si accumula, la persecuzione e l'oppressione, l'odio impotente e il sadismo: so che tutte queste cose esistono e continuo a guardar bene in faccia ogni pezzetto di realtà nemica. Eppure, in un momento di abbandono, io mi ritrovo sul petto nudo della vita , e le sue braccia mi circondano così dolci e protettive, e il battito del suo cuore così lento e regolare e così dolce, quasi smorzato, ma così fedele, come se non dovesse arrestarsi mai, e anche così buono e misericordioso. Io sento la vita in questo modo, né credo che una guerra, o altre insensate barbarie umane, potranno cambiarvi qualcosa". 
Etty Hillesum (Ebrea Olandese morta in campo di concentramento a 29 anni)

Forse noi, i nostri figli e i nostri nipoti, che quei giorni di inaudita violenza li viviamo soprattutto raccontati dai libri di storia, non riusciamo a comprendere pienamente tutte quelle sofferenze, fisiche e morali, sopportate in quei giorni da uomini, donne e soprattuttto bambini. Il rischio è infatti che limitare alla pura conoscenza storica quei giorni infausti, voglia dire svuotare pian piano, con il passare del tempo, di ogni contenuto quella sofferenza. Per questo è importante tener vivo il ricordo coinvolgendo con le parole, con i filmati e con le fotografie tutti noi in quel dolore. Solo così la nostra sensibilità ferita si opporrà in futuro in ogni modo sia a qualsiasi tentativo negazionista sia a qualsiasi tentativo di resuscitare l'aberrante dottrina antisemita da parte di qualche novello malato di mente.

PARRAVICINI CLAUDIO

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